08 Feb 2010  22:48

   
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MARCHIO di... QUALITA' LINGUISTICA

L'Italianometro ha risposto positivamente alle tue pagine html in italiano?
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L'ITALIANOMETRO
Le pagine italiane di un determinato sito, magari di una istituzione italiana, sono in italiano?
Scoprilo con l'
ITALIANOMETRO, il nostro analizzatore di pagine html, al momento in via sperimentale, che offre la possibilitą di misurare il grado di fedeltą di una pagina web alla lingua italiana, rendendo disponibile in modo chiaro ed immediato una scheda contenente la percentuale effettiva di parole in lingua italiana e la percentuale di forestierismi presenti nel testo, mentre, attraverso il nostro Dizionario, si ha la possibilitą di rintracciare i traducenti italiani pił adatti per sostituire i forestierismi ed avere un sito centopercentoitaliano.
Tutto in italiano
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Boom di dialetti sul Web
NotizieRicerca Bocconi Trovato&Partners

«Parla come mangi»: se un tempo era un «invito» a non tirarsela e a non utilizzare termini e frasi affettate per darsi un tono. Oggi la stessa espressione ha un nuovo significato: è la parola d'ordine per riscoprire le radici della cultura della propria terra, la propria storia e le peculiarità del territorio in cui si è nati o si vive. È quasi un appello a riscoprire le «lingue locali», tanto che anche i linguisti concordano sulla necessità di non disperdere il patrimonio della «differenza linguistica», e per i dialetti e per le lingue. Si tratta infatti di una ricchezza culturale e storica (57%), un legame con il territorio e con le proprie radici (48%), ma anche un sinonimo di identità (41%).

E a questo appello sembra rispondere il media «globale» per eccellenza: il web, dove sono centinaia di migliaia i siti e milioni le pagine dedicate proprio alle mille lingue locali italiane: a dominare la Sicilia, con oltre 2 milioni di siti e pagine dedicate al siciliano, seguita dal calabrese e dal toscano, ma non c'è una regione o una città che non «produca» siti dedicati al proprio dialetto. Ecco allora che si moltiplicano i «dizionari» italiano-dialetto, i corsi di dialetto on line, le pagine web decate ad aforismi, poesie, letteratura e detti, rigorosamente «in lingua locale».

È quanto emerge da uno studio promosso da Bocconi Trovato & Partners attraverso il monitoraggio e l'analisi del web per individuare la presenza di siti dedicati ai diversi dialetti, la loro tipologia e i contenuti più presenti. Sono inoltre stati intervistati 70 linguisti, docenti universitari di Lingua italiana e sociologi sull'importanza della salvaguardia dei dialetti.

«Spessissimo si sentono allarmi per l'impoverimento della lingua italiana e per la sovrabbondanza di termini stranieri che sono ormai entrati a far parte dell'uso comune - sottolinea Saro Trovato, presidente di Bocconi Trovato&Partners - Allo stesso tempo però le ultime generazioni hanno visto una perdita di un importante patrimonio culturale, quello dei dialetti legati alle diverse zone d'Italia, un fenomeno allarmante se si pensa che le diverse lingue locali sono legate alla tradizione e al territorio e con esse si rischia di perdere parte della propria identità, come sottolineano i linguisti intervistati. Il loro non è certo un appello a disconoscere l'uso dell'italiano in favore dei dialetti, ma di non perdere una parte così importante della nostra cultura, proprio in un momento dove la territorialità viene associata in tutto il mondo alla qualità».

Proprio mentre l' utilizzo del dialetto in certe regioni sta scomparendo, il dibattito si fa sempre più vivo, basti pensare alle polemiche sulla proposta di rendere obbligatorie le lezioni di dialetto a scuola e quelle sull'eccessiva presenza di romanesco sulla Tv pubblica, l'ultima delle quali ha visto protagonista la Lega, che ha aspramente criticato il fatto che nella fiction su Papa Giovanni XXIII, il pontefice interpretato da Massimo Ghini, invece di esprimersi con la cadenza bergamasca legata alla sua nascita, parlava in romanesco.

Polemiche a parte quella delle lingue «locali» e del rischio legato alla loro scomparsa è un allarme quanto mai serio: secondo i linguisti oggi sulla Terra si parlano infatti 5.500 idiomi diversi, senza contare i dialetti, i gerghi o le lingue sacre, ma ogni anno 235 lingue «si estinguono» irrimediabilmente, così come i diversi dialetti stanno andando scomparendo, non solo non vengono utilizzati, ma non vengono nemmeno più «tramandati». Ecco allora che «bisogna salvaguardare una fonte d'acqua limpida» come il poeta Tonino Guerra definisce il romagnolo e le parlate locali.

Ma a ritenere importante salvare dall'oblio le lingue regionali tra gli esperti sono in molti, ben 6 intervistati su 10. Il 45%, infatti, si dice convinto dell'importanza di preservare i diversi dialetti regionali, sempre meno conosciuti dalle nuove generazioni, cresciute con la Tv. Addirittura il 19% sostiene che non solo si devono preservare, ma vanno tenute in vita. Ovvero bisogna trasmetterle e insegnarle ai giovani, proprio come si fa con l'inglese, il francese o il tedesco.

Naturalmente non tutti si trovano concordi (23%), ritenendo che sia molto più importante puntare tutte le energie sul salvataggio e sul rilancio della lingua italiana, magari concentrandosi, come sta facendo il Presidente Sarkozy, per diminuire l'influenza e l'utilizzo di termini stranieri, che sostituiscono sempre di più l'utilizzo del francese. Ma per quale motivo, secondo gli esperti andrebbe preservato il patrimonio legato alle lingue locali? I dialetti, per gli esperti della lingua e per i sociologi rappresentano una ricchezza culturale e storica (57%) e sono l'espressione di un legame con il territorio e con le proprie radici (48%).

Ma i dialetti sono anche un sinonimo di identità (41%) e sono una traccia tangibile dello sviluppo culturale di un Paese. Al di à delle ragioni prettamente accademiche, il dialetto è un elemento rilevante anche nella conservazione delle tradizioni (46%) e il modo di tramandare la cosiddetta «saggezza popolare», che costituisce un ponte tra generazioni diverse (39%). Ma per gli esperti intervistati la conservazione del dialetto costituisce anche un modo per opporsi ad un'eccessiva globalizzazione, conservando le peculiarità di un territorio, cosa che per l'Italia è ormai diventata sinonimo di qualità in tutto il Mondo (52%).

C'è anche chi ritiene che il dialetto rappresenti uno strumento più espressivo rispetto alla lingua italiana, perchè legato ad evocazioni ed emozioni più profonde, legate al territorio e alla sua storia (35%). I motivi insomma non sono certo «politici», di divisione tra italiani delle diverse regioni, ma proprio di arricchimento del patrimonio culturale comune.

Che il desiderio dunque di mantenere vivo il dialetto e di impedire che venga dimenticato è diffuso lo dimostra lo strumento di comunicazione più moderno che ci sia: Internet. Proprio il luogo della comunicazione globale, dell'inglese come lingua universale, infatti, sembra essersi assunto il compito di conservare e diffondere la conoscenza del dialetto.

Basta infatti digitare «dialetto» sui principali motori di ricerca per trovarsi di fronte a milioni di siti e pagine web, tanto che fare una sorta di classifica dei più presenti è veramente complesso: non si tratta esclusivamente quelli regionali, ma di quelli legati alle singole città e territori.

In generale, però, solo considerando le «lingue regionali» nel loro complesso, a guidare la classifica sembra essere la Sicilia: digitando «dialetto siciliano» sui motori di ricerca appaiono più di 2 milioni e 200 mila siti, mentre il secondo gradino del podio spetta alla Calabria (oltre 1 milione e 600 mila tra siti e pagine dedicate al «dialetto calabrese»), seguita dalla Toscana («dialetto toscano» con più di 1 milione e 400 mila siti«).

Ma anche altri dialetti sono super presenti: 1 milione e 350 mila per il »dialetto piemontese«, oltre 600 mila per il »dialetto sardo«, 800 mila per il campano e se a quello regionale si aggiunge quello del capoluogo di regione i numeri diventano ancora più astronomici, basta vedere che se a »dialetto laziale« si aggiunge il »romanesco«, si arriva a quota 1 milione 500 mila siti e pagine web, così come se a »dialetto lombardo« si aggiunge »milanese« si arriva a superare 1 milione e 200 mila siti e pagine dedicate. E per quanto riguarda i contenuti? Moltissimi i siti che riportano detti e proverbi delle diverse zone d'Italia (presenti nel 65% dei siti e delle pagine web dedicate ai diversi dialetti).

Nel 53% sono presenti le parole e frasi più comuni, ma anche le filastrocche (44%) e canzoni della tradizione, sia quelle popolari, legate al passato che quelle attuali, ma rigorosamente in dialetto (39%). Sono moltissimi i siti dove sono presenti saggi o trattati (32%), ma anche corsi di dialetto (29%). Non mancano naturalmente i siti che raccolgono parolacce ed espressioni volgari (23%), ma anche dei veri e propri dizionari on line con la traduzione dei termini dialettali in italiano e viceversa (27%).

FONTE: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=7230&ID_sezione=38&sezione=News

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Tuteliamo la lingua italiana
NotizieBerna - Pur essendo una delle lingue ufficiali della Confederazione elvetica, l'italiano fatica a godere di un'uguaglianza completa, e gli italofoni, in non pochi casi, devono esprimersi in tedesco o in francese. Affrontare la questione linguistica in Svizzera è affare complesso perché sono tanti gli aspetti da valutare e certi dati, come quelli relativi agli svizzeri che usano l'italiano come prima lingua, vanno letti con attenzione, per evitare di offrire un quadro che non rispecchi la realtà. Dello stato di salute della lingua di Dante Alighieri in Svizzera parliamo, con l'intervista che segue, con Bruno Moretti, professore ordinario di linguistica italiana all'Università di Berna e condirettore dell'Istituto di Lingua e Letteratura italiana.

Prof. Moretti, lo status di lingua ufficiale della Confederazione elvetica garantisce effettivamente alla lingua italiana - secondo lei - pari dignità rispetto a quella tedesca e a quella francese?
Da un punto di vista giuridico non ho dubbi che la lingua italiana in Svizzera sia - potenzialmente - ben tutelata. I problemi nascono in primo luogo dall'applicazione, che di solito si scontra oggettivamente con l'ostacolo dei costi. Basti pensare, per fare solo un esempio banale, a quanti siti internet di istituzioni o eventi finanziati dalla Confederazione - come i Politecnici federali, ma anche musei, mostre, ecc. - non hanno pagine in italiano. Oppure si potrebbe pensare anche alla mancanza della traduzione simultanea nelle Camere federali, che costringe i politici italofoni a esprimersi in tedesco o francese. In questi casi di problemi legati ai costi, non è realistico richiedere un'uguaglianza completa e quindi si tratta di valutare quali sono gli investimenti più importanti per garantire la parità di trattamento e di opportunità dei cittadini e per garantire alla lingua italiana il valore anche simbolico che essa deve avere. Un altro aspetto che crea differenze tra la teoria - lo statuto ufficiale della lingua - e la pratica, è quello direttamente legato al maggiore peso economico e demografico delle altre due lingue nazionali principali, per cui è ovvio che ci siano in Svizzera lingue che è più importante sapere e altre meno. Questi aspetti non potranno mai essere controbilanciati in modo completo e serio dalle leggi, perché richiederebbero un investimento troppo grande di risorse con un guadagno che tutto sommato resterebbe moderato.

Sembra che in Svizzera, in questi ultimi anni, la lingua italiana stia subendo una fase di ridimensionamento. E' così?
Dobbiamo innanzitutto tener presente il quadro demografico, che ci dice che l'italiano in Svizzera nel 1970 era la lingua dell'11.9% della popolazione totale, mentre nel 2000 lo era solo del 6.5%. Quindi abbiamo avuto un notevole calo demografico, che però è la conseguenza della crescita impressionante che la lingua italiana ha avuto come conseguenza dell'immigrazione. Se torniamo a verificare le cifre precedenti la grande immigrazione, vediamo che la percentuale nel 1950 era del 5.9% e da decenni la percentuale dei cittadini di nazionalità svizzera che dichiarano l'italiano come lingua principale è stabile attorno al 4%. Allo stesso modo, negli anni Ottanta l'Italia e l'italiano hanno goduto in Svizzera di un grande prestigio, e questo tipo di prestigio è simile ai fenomeni di moda che si muovono ciclicamente: ad una fase di popolarità segue indubbiamente una fase di calo di interesse. Ma anche qui possiamo dire di avere a che fare con le conseguenze di un periodo notevolmente positivo che si è riassestato su valori più 'normali'. Su questi fenomeni si è poi innestata la discussione relativa alla politica linguistica nella scuola pubblica, con la spinta ad anticipare l'insegnamento della prima lingua straniera e, da parte di alcuni, ad assegnare questa posizione all'inglese. Ciò ha ovviamente evidenziato la posizione dell'italiano come terza lingua nazionale. In breve, possiamo dire che la posizione attuale dell'italiano è la conseguenza di fattori oggettivi - il calo demografico, ecc. - che sono stati incrementati da una loro interpretazione in chiave decisamente negativa e che si sono scontrati con pressioni verso una riduzione dei costi.

Nella Svizzera tedesca l'italiano è ancora - e in che misura - una lingua franca tra i lavoratori stranieri di diversa nazionalità?
Intuitivamente, e sulla base di indagini sporadiche, sembrerebbe logico dire che l'uso come lingua franca dell'italiano sia diminuito e stia diminuendo, ma non è possibile dimenticare che previsioni di questo tipo sono già state fatte negli anni Settanta, per essere smentite da studi fatti un decennio dopo. E' chiaro che le reti comunicative in cui si inseriscono attualmente i nuovi immigrati non italofoni non conoscono più una così densa presenza di italiani come nel passato e quindi spesso la lingua di contatto diventa la lingua del luogo. Non va però dimenticato che per molti immigrati, in primo luogo spagnoli e portoghesi, ma anche immigrati da altri paesi che conoscano già una lingua romanza - com'è il caso per molti africani - l'italiano continua ad essere una lingua molto più facile del tedesco.

Secondo lei, come si può spiegare la volontà di sopprimere delle cattedre di italianistica in alcune università svizzere?
L'origine del problema va ricercata in primo luogo non nell'italiano, ma nella pianificazione universitaria, nella quale da una visione innanzitutto culturale dell'università (almeno nelle materie umanistiche), si è passati ad una visione 'aziendalistica' basata su principi di produttività che mettono in difficoltà le materie 'piccole'. Lo scopo primario quindi è stato quello di riorganizzare almeno parzialmente le università per ridurre i costi - tant'è vero che non è stato colpito solo l'italiano - e quando si è trattato di valutare quali materie sopprimere, si è proceduto secondo un criterio che non teneva conto di aspetti politici e culturali e l'italiano, che come abbiamo detto in precedenza, si trovava in una fase di calo relativo, è stato individuato come un settore di possibile risparmio.

Le problematiche che ruotano intorno alla tutela della lingua italiana in Svizzera sono - a suo avviso - di esclusiva competenza dei ticinesi e del Governo di Berna, oppure - e in che misura - è auspicabile che anche in Italia la politica e le istituzioni culturali seguano questo dibattito?
Da un punto di vista politico, la tutela della lingua italiana in Svizzera è compito delle istituzioni svizzere, dato che si tratta di una lingua nazionale e ufficiale di questo Paese. E' d'altra parte nell'interesse dell'Italia seguire il dibattito e offrire, se possibile, il proprio contributo, dato che il fatto che l'italiano non sia la lingua di una sola nazione va a vantaggio pure dell'Italia stessa.

Lei è per la "purezza" della lingua italiana oppure considera un arricchimento certi termini - soprattutto di derivazione anglosassone - utilizzati ogni giorno dai giornali e dalla gente comune?
Già Melchiorre Cesarotti nel suo Saggio sulla filosofia delle lingue, pubblicato nel 1800, aveva scritto: "Nessuna lingua è pura". Questa osservazione è indubbiamente vera e rende evidente l'assurdità del purismo più categorico. Il problema non è però quello del tutto o niente ma quello della misura, e qui notoriamente i pareri possono divergere notevolmente. Sarebbe bello se si potesse distinguere tra anglicismi utili - i cosiddetti 'prestiti di necessità' - e anglicismi inutili, ma non è così facile farlo e non ci resta che affidarci al buon senso e cercare di evitare i comportamenti più ridicoli e servili verso l'inglese, senza d'altra parte dimenticare che da sempre i prestiti hanno arricchito le lingue e una lingua che non accoglie prestiti è una lingua morta.

Giovani e adolescenti comunicano tra loro utilizzando "nuove" forme di scrittura, spesso anche sgrammaticate (si pensi ai messaggi sui telefonini o tramite internet). E' una comunicazione che va "accolta" perché "così deve andare" oppure genitori, educatori e insegnanti sono chiamati a porre un freno a questo nuovo modo di esprimersi?
Anche in questo caso, come nel caso del purismo, non ha senso lottare contro i mulini a vento, perché non riusciremmo ad opporci a questi tipi di comunicazione che hanno una loro posizione assestata. Il tipo di lingua che viene utilizzata in questi casi è funzionale ai mezzi di comunicazione e al rapporto sociale tra coloro che se ne servono (e per certi aspetti è anche una manifestazione della creatività linguistica ed un esercizio di comunicazione in più: non va dimenticato che questi mezzi di comunicazione hanno intensificato il rapporto di molti giovani con la scrittura). La cosa più importante è però che i giovani, e non solo loro, siano consapevoli che ciò che va bene per le nuove forme di scrittura non va bene in una lettera formale o in un tema scolastico e che abbiano quindi la capacità di variare a seconda dei contesti, dei mezzi, degli interlocutori, ecc., mostrando di possedere una piena competenza dei registri linguistici e una coscienza della norma.

Gli autori svizzeri di lingua italiana non sono molto conosciuti nel Bel Paese... Lei come se lo spiega?
Credo che studiosi di letteratura lo potrebbero spiegare molto meglio di me, ma, con l'ingenuità del non specialista, tenterei una spiegazione mediante un paradosso: "il confine conta e il confine non conta". Affermando che "il confine conta" penso a possibili cause economiche-sociali, come per esempio la preferenza di scrittori della Svizzera italiana a pubblicare presso editori della loro regione - anche per ragioni di praticità -, che magari non hanno una grande diffusione in Italia, o alla difficoltà maggiore di chi non abita a Roma, Milano o Firenze ad entrare in contatto con il mondo letterario italiano. Affermando che "il confine non conta", penso al fatto che la Svizzera italiana ha una dimensione demografica comparabile a quella di una singola regione dell'Italia e quindi appartiene sì ad un'altra nazione, ma il suo potenziale è relativamente limitato. Credo ci siano regioni d'Italia con un numero più ridotto di scrittori 'conosciuti' di quello della Svizzera italiana.

Ultima domanda: chi è l'autore svizzero di lingua italiana che predilige?
Qui risponderei decisamente che "il confine non conta", evitando di indicare preferenze.

(a cura di Carlo Silvano)

FONTE: http://carlosilvano.blogspot.com/2010/02/tuteliamo-la-lingua-italiana.html

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Italiano : lingua internazionale di serie C
Per entrare nelle migliori università del mondo, soprattutto per intraprendere un master, esistono dei requisiti ben specifici.
Tra questi, il primo di cui preoccuparsi è il test di lingua.

Tutte le maggiori lingue del mondo hanno una forma di test di lingua standardizzato.
Tutti gli stati proiettati verso l'importazione di risorse umane dall'estero hanno un sistema di valutazione delll'apprendimento della lingua da persone non native che vogliono entrare nel mondo accademico o lavorativo del paese.

Cinese (漢語水平考試), Inglese (TOEFL, IELTS), Tedesco (Deutsches Sprachdiplom Stufe I and II), Giapponese (JLPT), Coreano (KLPT, TOPIK), Portoghese (CELPE), Spagnolo (DELE).

Sorpresa sorpresa, tra questi non c'è l'Italia.
Il nostro paese non ha un sistema standard per valutare l'apprendimento dell'italiano come seconda lingua.
Il che significa che non c'è nemmeno un metodo di insegnamento standard.
Il motivo? Perchè avere un sistema standard, controllato, equo, implicherebbe la creazione di Centri di Cultura italiana seri, e non semplici posti dove impiegare gli amici degli amici.
Perchè avere un certificato vero vorrebe dire che la Dante Alighieri dovrebbe chiudere i battenti.

FONTE: http://matteospigolon.wordpress.com/2010/02/03/italiano-lingua-internazionale-di-serie-c/

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SAN VALENTINO: LINGUISTI, STOP A 'ITANGLESE' INNAMORIAMOCI IN ITALIANO
NotizieSAN VALENTINO: LINGUISTI, STOP A 'ITANGLESE' INNAMORIAMOCI IN ITALIANO

(ASCA) - Roma, 3 feb - San Valentino rilancia l'italiano, da sempre la lingua dell'Amore in tutto il mondo. Basta con i ''I Love You'', i ''Kiss'', le cene romantiche ''Cheek to cheek'' in quel ''Lounge Food Restaurant molto Fashion''.

Quest'anno innamoriamoci nuovamente della nostra lingua italiana e limitiamo il crescente fenomeno dell'Itanglese con il ''Codice Itanglese'', piccole regole per arginare l'avanzata esponenziale degli anglicismi.

E' la provocazione della Agostini Associati, agenzia di traduzione italiana che ''maneggia'' milioni di parole ogni anno e che vuole ridare luce e splendore alla nostra lingua con il ''Codice Itanglese'' breve guida accompagnata da un marchio creato ad hoc che ha l'obiettivo di aiutare tutti i comunicatori (specialmente quelli che parlano ad un vasto pubblico o che svolgono un ruolo di educatori) a dosare in ''modo piu' equilibrato'' l'avanzata degli anglicismi.

Il dizionario Hoepli definisce ''Itanglese'' come ''la lingua italiana usata in certi contesti e ambienti, caratterizzata da un ricorso frequente e arbitrario a termini e locuzioni inglesi''. E' un fatto oggettivo l'aumento esponenziale di parole inglesi nella lingua italiana (orale e scritta) e nessuno ad oggi ha definito dei criteri semplici per capire quando cio' sia opportuno e giustificato.

Secondo il Codice, pero', e accettabile inserire un termine o locuzione inglese in un contenuto in italiano (scritto o parlato) solo quando: ''Il termine inglese e' entrato nel dizionario italiano di Hoepli e/o Zanichelli.

Non e' disponibile una corrispondente possibile traduzione, ne' e' possibile rendere il concetto usando uno o piu' sinonimi. Il termine o frase e' anche un marchio registrato, o un nome proprio in inglese. Il termine o frase inglese e' lo slogan pubblicitario predominante di un prodotto/servizio internazionale, mantenuto in inglese in tutti i paesi di presenza del prodotto/servizio. Il termine ha una traduzione in italiano ambigua ed e' contenuto in un messaggio in lingua Italiana destinato a persone non italiane (esempio: lettera aziendale in italiano destinata a colleghi di filiali estere non italiani)''.

Per farla breve, il peso percentuale della somma di tutti i termini o locuzioni inglesi usati all'interno di un contenuto in lingua italiana non deve in nessun caso essere superiore al 5% del totale.

''Per San Valentino 2010 - esortano dunque i linguisti - non consumatevi alla ricerca di frasi d'amore in inglese ma re-innamoratevi della lingua piu' romantica al mondo, l'italiano! Se c'e' una dote riconosciuta proprio all'italiano da chiunque, anglofoni compresi, e' il suo romanticismo!''.

FONTE: http://www.asca.it/news-SAN_VALENTINO__LINGUISTI__STOP_A__ITANGLESE__INNAMORIAMOCI_IN_ITALIANO-891362-ORA-.html

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La lingua italiana e le ore tagliate
NotizieLa lingua italiana e le ore tagliate

Concordo in pieno con gli interventi di quei docenti, che in questi giorni su vari quotidiani hanno criticato i tagli previsti nella riforma alle ore di Storia e Geografia, evidenziando i rischi di un ulteriore impoverimento culturale. Da parte mia vorrei far rilevare un altro elemento di criticità presente nel progetto di riforma: di fronte al grave processo di deverbalizzazione che coinvolge sempre più diffusamente le nuove generazioni, non solo finora non sono stati presi provvedimenti per correre ai ripari, ma addirittura nei quadri orari dei nuovi licei viene nel complesso eroso lo spazio dedicato all'educazione linguistica.

Questo rischia di avvenire anche nel Liceo Classico, in contraddizione con quella che dovrebbe essere la naturale vocazione di questo corso di studi; devo constatare infatti che anche nelle ultime bozze orarie uscite su Internet viene purtroppo confermata la decurtazione di due ore di Italiano al biennio: francamente non mi sembra accettabile in generale, ma in modo particolare in un Liceo Classico, che possa essere ridotto lo spazio per lo studio della nostra lingua, in un momento in cui tutte le statistiche dimostrano quanto invece ci sarebbe bisogno di un suo rilancio.

Sono intervenuto più volte nel sito dell'INDIRE in cui si sta discutendo della riforma e mi avevano lasciato ben sperare alcuni interventi del prof. M. Bruschi, presidente della "Cabina di Regia" voluta dal Ministero, nei quali egli aveva concordato sulla necessità di un rafforzamento dell'insegnamento della lingua italiana, anche in relazione al primo ciclo di istruzione: l'incoerenza mi sembra evidente.

Il fatto è che le decisioni operative nell'ambito di questa riforma vengono prese in un quadro di drastica riduzione oraria, volta esclusivamente al contenimento di una spesa evidentemente ritenuta, in modo assai miope, improduttiva; o forse, al di là delle dichiarazioni di facciata, si vuole veramente portare a termine quel progetto di scuola per formare docili clienti, privi di senso critico e di strumenti di interpretazione ed espressione, che a suo tempo con grande lucidità aveva denunciato Lucio Russo nel libro "Segmenti e bastoncini".

Prof. Lodovico Guerrini
Liceo Classico "Piccolomini" - Siena

(29 gennaio 2010)

FONTE: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=89424&sez=HOME_MAIL

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Alle medie l'Inglese potenziato anche sei nei moduli non c'č
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Alle medie l'Inglese potenziato anche se nei moduli non c'è

Il ministero conferma: cinque ore settimanali di lingua
anziché 3 di inglese e 2 di altro idioma comunitario

IL ministero conferma anche per il prossimo anno lo studio "potenziato" dell'Inglese alla scuola media. Vengono definite "ipotesi infondate" quelle di alcuni organi di stampa, tra cui Repubblica.it, che hanno supposto una marcia indietro dell'esecutivo sulla possibilità delle famiglie di optare per il cosiddetto Inglese potenziato: 5 ore settimanali di lingua Inglese, anziché 3 di Inglese e 2 di seconda lingua comunitaria. Nulla di tutto ciò: l'Inglese potenziato ci sarà. Anche se nei moduli di iscrizione per l'anno scolastico 2010/2011 non se ne fa menzione e per evitare confusione le scuole saranno costrette nei prossimi giorni a produrre modelli più chiari.

I dubbi erano venuti a tantissimi dirigenti scolastici e addetti alle segreterie che leggendo la circolare sulle iscrizioni del 15 gennaio scorso non hanno trovato alcun esplicito riferimento sull'organizzazione dell'insegnamento delle lingue straniere. Mentre l'anno scorso, nell'analogo modulo di iscrizione alla scuola media diffuso dal viale Trastevere, compariva con chiarezza la seguente dizione: "In sostituzione delle seconda lingua comunitaria e subordinatamente all'esistenza delle condizioni di organico e organizzative della scuola può essere chiesto "l'inglese potenziato".

Ipotesi che il ministero fu costretto ad accantonare perché, nel frattempo, il Tar Lazio aveva sospeso l'applicazione della disposizione su richiesta di alcuni insegnanti di altre lingue straniere e di un gruppo di genitori. Ma che adesso, per la prima volta in assoluto, torna ad essere possibile. "La recente circolare ministeriale sulle iscrizioni per l'a. s. 2010/2011 - spiegano dal ministero - rimanda al Regolamento per il primo ciclo d'istruzione che prevede, per la scuola media, che 'a richiesta delle famiglie e compatibilmente con le disponibilità di organico e l'assenza di esubero dei docenti della seconda lingua comunitaria, è introdotto l'insegnamento dell'inglese potenziato anche utilizzando le 2 ore di insegnamento della seconda lingua comunitaria o i margini di autonomia previsti". "Dunque - concludono - in presenza delle condizioni previste, le richieste delle famiglie di ottenere l'insegnamento d'inglese potenziato, presentate in sede d'iscrizione, potranno essere soddisfatte".

SALVO INTRAVAIA
19 gennaio 2010

FONTE: La Repubblica

http://www.repubblica.it/scuola/2010/01/19/news/inglese_scuola_media-2005300/

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Alle elementari come all'universitą Storia e geografia in inglese
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Alle elementari come all'università

Storia e geografia in inglese

COMO Le lezioni di geografia, arte, scienze e motoria? Saranno esclusivamente in lingua inglese. Non accadrà all'università o in una scuola superiore, ma addirittura in prima elementare. Un'assoluta novità, che vedrà coinvolti soltanto cinque istituti in tutta Italia. Una delle scuole che ha deciso di aderire all'inedito progetto lanciato dal ministero dell'Istruzione è la primaria di Lora. A partire dal prossimo mese di settembre, gli alunni che frequenteranno la prima sentiranno parlare gli insegnati delle materie appena citate soltanto in inglese.
IN INGLESE Se il polo comasco del Politecnico solo di recente ha scelto di tenere corsi (nel biennio) esclusivamente in inglese, a Lora sono già sulla buona strada: «Il progetto si chiama "Ebe", acronimo inglese che sta per "insegnamento bilingue precoce - spiega la dirigente scolastica dell'istituto comprensivo Leonarda Spagnolo - Ci sono già state delle sperimentazioni in Spagna e hanno dimostrato che l'impatto è assolutamente positivo non solo per quel che riguarda le competenze linguistiche, ma sull'apprendimento nel complesso. Il metodo consente di sviluppare al massimo le potenzialità del bambino e gli dà un bagaglio doppio, è un approccio di tipo globale che lo apre al mondo».
La preside è entusiasta della novità e si augura che anche le famiglie la accolgano con favore: «Mi piacerebbe riuscire ad attrarre alunni anche da Como città e non solo da Lora - spiega - Attualmente abbiamo una sezione di elementari a Lora e una a Lipomo ma potrebbero diventare due senza problemi, se le richieste dovessero essere molte».
Il progetto vedrà in prima linea cinque docenti della scuola: «Abbiamo insegnanti specialisti in lingua inglese molto preparati, sono uno dei nostro fiori all'occhiello e ci è parso giusto valorizzarli al meglio - sottolinea Leonarda Spagnolo - Stanno già seguendo un ciclo di formazione ad hoc ma è previsto anche un affiancamento, nella prima fase, da parte dell'Ufficio scolastico regionale». Le ore di lezioni in inglese saranno otto alla settimana: «Faticheranno con l'italiano? Gli studi dicono che non si crea alcun problema. L'idea, ovviamente, è quella di proseguire su questa linea per i cinque anni successivi e poi per i tre anni di medie».
IL REGISTRO ELETTRONICO La novità va ad aggiungersi ad altre iniziative inedite per una scuola primaria, come quella del registro elettronico: «È stato introdotto alla media di Lipomo - spiega la preside - I genitori, accedendo a una sezione del nostro sito con una password, possono monitorare da casa i voti e le assenze dei figli». L'istituto comprensivo confermerà anche l'anno prossimo, infine, la settimana "lunga": «Crediamo fermamente nella didattica su 6 giorni, con due soli rientri pomeridiani. I genitori hanno apprezzato questa scelta e abbiamo deciso di confermarla». Proprio oggi è in programma il primo "open day" organizzato dalla scuola. Si inizia dalle medie, alle 18. Stesso orario per gli appuntamenti dei prossimi giorni: domani per la scuola dell'infanzia, giovedì 14 per le elementari di Lipomo e il 15 per quelle di Lora.
Michele Sada

FONTE: La Provincia di Como

http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cronaca/111183_alle_elementari_come_alluniversit_corsi_di_storia_e_geografia_in_inglese/

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Da settembre scuole bilingue: si parla inglese
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Da settembre scuole bilingue: si parla inglese

Accordo fra provveditore e British Council: alle elementari la lingua straniera sarà utilizzata per insegnare le altre materie Non solo musica e arte, anche geografia e laboratori, fino a un quarto delle ore di lezione. Corsi per formare gli insegnanti
Scuole elementari pubbliche bilingue dal prossimo anno scolastico. Con tanto di inglese curricolare. Così ha deciso l'ufficio regionale del ministero dell'Istruzione che, prima regione in Italia partirà da settembre con un progetto pilota destinato a rivoluzionare l'insegnamento della lingua straniera fin dai sei anni di età. Un'opportunità della quale finora si erano potuti avvantaggiare solo gli studenti delle scuole private. Nei giorni scorsi il direttore scolastico regionale Giuseppe Colosio ha firmato un accordo con il British Council per dare l'avvio al progetto. L'introduzione dell'«inglese diffuso» prenderà il via a settembre: al momento le scuole già selezionate sono cinque, ma in via Ripamonti hanno aperto a tutti le candidature. Il progetto prevede che l'inglese verrà utilizzato in modo veicolare per l'insegnamento di musica, arte e immagine, attività motorie, geografia e laboratorio. In tutto sei-sette ore settimanali per le classi prima e seconda che diventeranno nove negli ultimi tre anni di scuola primaria. «L'insegnamento bilingue offre ai bambini una preparazione valida per vivere in un mondo in cui l'inglese, più che una lingua straniera, diventa una competenza di base utile per interagire con altre culture», specifica la responsabile del progetto Gisella Langè. Se i bambini inizieranno a settembre, non così gli insegnanti per i quali il Miur ha predisposto corsi e formazione sin da ora. Ed è questa forse la nota dolente dell'intero progetto. «I nostri insegnanti non conoscono a sufficienza l'inglese - spiega Langè -. Per questo la selezione delle scuole è molto rigida». Intanto è auspicabile la partecipazione dell'intera scuola. Il progetto si ispira fortemente alla politica di pari opportunità del British Council. Ciò significa che, in linea di principio, se una scuola chiede l'accesso al progetto, può iniziare con un'impostazione a doppio indirizzo (almeno 50% delle classi prime) nei primi 2-3 anni da ampliare gradualmente al fine di pianificare il coinvolgimento dell'intera scuola. I docenti che partecipano al progetto devono essere a tempo indeterminato per garantire la continuità temporale dell'insegnamento bilingue agli alunni coinvolti. La competenza per la lingua inglese deve essere pari al Livello B2 il che significa che su una scala da uno a sei lo devono conoscere almeno al livello quattro. Da febbraio partiranno i corsi (gratuiti) per i docenti selezionati. Ma non solo. È richiesto l'assenso non solo degli insegnanti, ma anche dei genitori. «La partecipazione al progetto richiede un forte impegno in termini di tempo da dedicare all'insegnamento attraverso la lingua inglese sin dall'inizio - spiega Gisella Langè -. Ciò comporta un minimo di 4-6 ore settimanali nel primo anno della scuola primaria, per aumentare a 7-9 ore settimanali negli anni successivi (25% delle ore curricolari). Le aree curriculari da realizzare in inglese non devono essere quelle meno impegnative da un punto di vista cognitivo, al contrario. Italiano escluso, matematica, ma anche storia e geografia, potranno essere insegnate in lingua inglese».

Alessandra Pasotti

FONTE: Il Giornale
http://www.ilgiornale.it/milano/da_settembre_scuole_bilingue_si_parla_inglese/16-01-2010/articolo-id=414248-page=0-comments=1

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Alzate senza paura le barriere linguistiche
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Alzate senza paura le barriere linguistiche

Ma perché blaterate tanto, insistendo fastidiosamente, di integrare nei nostri precari confinetti moltitudini eterofone sempre più grandi e babeloparlanti, se state buttando via lo strumento civilizzatore per antonomasia, l' organo riproduttivo supremo di una forma di reale, non ipotetica e pia, forma di convivenza possibile - la vostra, la nostra, la disperatamente mia, Lingua Italiana? Una guerra atipica, incruentissima - eppure guerra vera, senza quartiere, senza infingimenti - è da fare, con mobilitazione generale includente giovani leve e vecchie, donne, uomini, e ragazzini rigorosamente privi di kalashnikov: la guerra all' Inglese, all' anglofonia d' occupazione, all' americofonia tecnologica, all' angloegemonia che implacabilmente va stritolando le lingue dell' Europa continentale e seppellendo in sabbie mobili senza ritorno, la meno reattiva di tutte: questo italiano nostro di penuria, analfabetizzato, stupidamente arreso all' angloamericano, sparlacchiato male da giovani linguisticamente rammolliti, obbligato al servilismo bilinguistico da governi, come l' attuale, che deliberatamente lo vogliono subordinato, e da comuni che dappertutto sembrano compiacersi di insegne eterolingui che stonano, che sforacchiano sinistramente l' ambiente urbano, che involgariscono, che deturpano... La diseducazione linguistica conduce dritto all' indifferenza a tutto: valori etici, culturali, religiosi del luogo dove «la casa dell' essere», il linguaggio in cui lo spirito della lingua s' incarna, patisce scala Richter al settimo, tanto che varrà meglio, per vivere in Italia, imparare inglese basico, pessimo ma apriporta dovunque, barbaricissimo però solidamente assiso, come il caprone dei Caprichos di Goya sulle sue zampe. Non può più essere una guerra di frontiera. Può diventare guerriglia di refrattari, guerrasanta di aborrimenti - perché il nemico è entrato da tempo e il suo ginocchio ci sta sulla gola. Se si ha da eleggere un consiglio comunale e un sindaco bisogna che si scopra sulle insegne e sul bilinguismo. Intolleranti, votarli. Tolleranti o indifferenti, astenersi o convergere. Che sugli autobus debba esserci scritto Entrance-Exit è intollerabile servilismo. Trovi bilingui programmi culturali, pubblicità bancaria, linguaggio tecnico di banca, rendiconti editoriali, contratti, orari, prezzi, messaggi telefonici registrati di ogni natura, menù di ristoranti, prefazioni erudite, cataloghi. C' è di peggio: il monolinguismo direttamente anglofono! L' italiano in Italia è già sparito da alcuni corsi universitari, da seminari di azione teatrale come a Pontedera, dalla pubblicità informatica, dagli avvertimenti di pericolo, dagli indicatori luminosi delle automobili dei macchinari, dai colloqui di assunzione, dai sistemi compiuterizzati (come si può scrivere computer e derivati senza ricorrere a questa roba non masticabile?), perfino dalle pronunzie di nomi e parole stranieri ma non anglofoni - ed eccoci serviti di Piutin, Fiuhrer, giunior, Pleitone, e il francese onomastico fiorire di Chemiús, Bírnanos, Mòlier, Vìllon, Ueil, Giùvet, perché è ormai quasi cessato il rapporto vivente con la lingua sorella transalpina. Nel linguaggio sportivo l' italiano è ridotto a scopino. Nei graffiti sconci va prevalendo *****. La frequentazione dei termini di economia è un pellegrinaggio infero in cui sommessamente piange il bell' italiano di Luigi Einaudi, di Vilfredo Pareto. Ulteriore il peggiorare quando la lingua è mischiata, all' interno talvolta di una parola sola, o l' inglese è italianato, o l' italiano angliato mediante particelle. Esempi incessanti: under ventuno; over settanta; bypassare; fare shopping; fare zapping; stoccare, stoccaggio; transgender; c' è un black out; deregulation; il fiscal drag; ce l' ho sul despley; essere trendy, essere sexy; è tutto on line; ho fatto un leasing; mi trovate sul mio blog; il boat people; apro un network; preso al discount; tre-dieci mille fiction; body scanner, scannerizzare; lavoro in un call center; viaggi low cost; vi trasmettiamo le news; News (testata); riunito lo staff; day hospital, election day; vaffanday; è stato un flop; il cuore in tilt... Quanto al Primo Ministro non è più riconoscibile che come il premier. E il premierato forte chi l' avrà inventato? Cittadini, una lingua così vaiolosa è un danger serio per tutti! Una lingua materna non è surrogabile da una sussidiaria, imposta con prepotenza. È in vista una diffusa confusione mentale. Alzate senza paura barriere linguistiche. Difendendo l' italiano proteggete voi stessi. RIPRODUZIONE RISERVATA Pericoli La diseducazione (grammaticale e sintattica) conduce all' indifferenza etica

Ceronetti Guido
14 gennaio 2010

FONTE: Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/14/Alzate_senza_paura_barriere_linguistiche_co_9_100114001.shtml

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«Pochi libri, tanta tivł: italiano addio»
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«Pochi libri, tanta tivù: italiano addio»

Errori di ortografia (anzi, veri e propri strafalcioni), uso "in libertà" della punteggiatura, periodi senza senso, congiuntivi morti e sepolti: sono sbagli che ricorrono con preoccupante frequenza nei temi della maturità 2007, prelevati a campione in tutta Italia e sottoposti al vaglio dell'accademia della Crusca e dell'Invalsi (l'Istituto per la valutazione). Conclusione: la prova di italiano non gode di ottima salute. I ragazzi sono sempre meno in grado di organizzare gli argomenti, di padroneggiare la sintassi, di mettere un "punto" dove ci vuole davvero.

E in Riviera come vanno le cose? Risponde Gianni Luigi Petrognani, preside del Fermi, del Montale e del Polo tra Ventimiglia e Bordighera: «Certo il congiuntivo è in crisi, i temi rivelano spesso povertà di contenuti ma non siamo certo ai livelli di "io speriamo che me la cavo". Intendiamoci, in questi ultimi 20-30 anni la scuola è diventata davvero di "massa" e quindi si tratta di tenere la quantità, sviluppando la qualità. Il che non è affatto facile...».

Ma almeno nei licei la qualità dovrebbe essere salva: «Una volta in questo tipo scuola ci andava un'élite, proveniente in genere da famiglie acculturate e che seguivano i ragazzi. Oggi, ed è una tendenza nazionale, non è più così: i ragazzi si iscrivono sempre più ai licei e sempre meno alle scuole tecniche. Insomma assistiamo ad una sorta di mutazione antropologica dello studente e dei genitori».

Gli insegnanti sono al di sopra di ogni sospetto? «È probabile - risponde Petrognani - che ci sia una maggior fragilità nelle competenze degli insegnanti, non dico di no. Ma io mi sono fatto un'altra convinzione: e cioè che abbiamo un modo vecchio di fare scuola, un modo ottocentesco. Oggi ci sono altri canali informativi, come internet: ma non riusciamo a starci dietro. Esempio: non abbiamo nemmeno una rete wi-fi a scuola».

«Tornando alla lingua - aggiunge il preside Petrognani - assistiamo ad un generale impoverimento: negli sms si usano circa 800 parole, spesso spariscono le vocali: non si può dire che questo sia un gran vocabolario...».

«La scuola - aggiunge Roberto Criscuolo, preside sanremese delle scuole medie della Foce, di Baragallo e di Coldirodi - non è l'unico canale di apprendimento, bisogna prenderne atto. Ma a mio parere non è questo il punto. Il punto è che da anni non siamo più messi in grado di fare il nostro lavoro: non solo non abbiamo le lavagne interattive, non ci sono nemmeno gli insegnanti di sostegno...».

Scuola... alla frutta? «Proprio così. Se un insegnante fa più ore del previsto, non siamo in grado di pagarlo. Non abbiamo nemmeno i soldi per sorvegliare gli alunni, e quindi spesso le classi vengono smembrate: con le conseguenze che si possono immaginare. In questo contesto, nessuno si meravigli se poi i ragazzi non conoscono bene l'italiano».

Secondo l'indagine della Crusca, che ha valutato 6 mila temi di maturità del 2007, il 58 per cento dei temi era "da bocciatura". Anche le famiglie non ne escono troppo bene dall'inchiesta: avviare i ragazzi sui sentieri della lettura dovrebbe essere compito anche (e forse soprattutto) dei genitori.

Spiega il presidente del consiglio d'istituto della Val Nervia, Jacopo Leone: «Oggi i ragazzi si confrontano stando soli in casa e utilizzando Facebook: il loro linguaggio è sempre più slang e sempre meno italiano. I miei docenti mi dicevano: "Leggete il vocabolario, avrete occasione di imparare parole nuove". Oggi siamo invece nell'epoca della comunicazione veloce, mentre le icone sociali con le quali identificarsi sono negativissime».

I genitori sono senza colpa? Ribatte Jacopo Leone: «Assolutamente no. Anche i genitori dovrebbero guardare meno televisione e leggere più libri. La maestra Renata di Dolceacqua ha creato una piccola libreria a scuola e poi dà i libri ai ragazzi affinché li leggano a casa. Un'iniziativa che dovrebbero seguire tutti gli altri insegnanti».

E i "secchioni" che fine hanno fatto? «Gli studenti bravi - conclude il preside Petrognani - ci sono. Ci sono, potrei dire con una battuta, nonostante... la scuola».

Fulvio Lanteri
23 gennaio 2010

FONTE: Il Secolo XIX

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/imperia/2010/01/23/AMcWRQJD-italiano_libri_tanta.shtml

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Crediti Dipartimento Centopercentoitaliano