05 Set 2010  15:36

   
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MARCHIO di... QUALITA' LINGUISTICA

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Alle elementari come all'universitą Storia e geografia in inglese
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Alle elementari come all'università

Storia e geografia in inglese

COMO Le lezioni di geografia, arte, scienze e motoria? Saranno esclusivamente in lingua inglese. Non accadrà all'università o in una scuola superiore, ma addirittura in prima elementare. Un'assoluta novità, che vedrà coinvolti soltanto cinque istituti in tutta Italia. Una delle scuole che ha deciso di aderire all'inedito progetto lanciato dal ministero dell'Istruzione è la primaria di Lora. A partire dal prossimo mese di settembre, gli alunni che frequenteranno la prima sentiranno parlare gli insegnati delle materie appena citate soltanto in inglese.
IN INGLESE Se il polo comasco del Politecnico solo di recente ha scelto di tenere corsi (nel biennio) esclusivamente in inglese, a Lora sono già sulla buona strada: «Il progetto si chiama "Ebe", acronimo inglese che sta per "insegnamento bilingue precoce - spiega la dirigente scolastica dell'istituto comprensivo Leonarda Spagnolo - Ci sono già state delle sperimentazioni in Spagna e hanno dimostrato che l'impatto è assolutamente positivo non solo per quel che riguarda le competenze linguistiche, ma sull'apprendimento nel complesso. Il metodo consente di sviluppare al massimo le potenzialità del bambino e gli dà un bagaglio doppio, è un approccio di tipo globale che lo apre al mondo».
La preside è entusiasta della novità e si augura che anche le famiglie la accolgano con favore: «Mi piacerebbe riuscire ad attrarre alunni anche da Como città e non solo da Lora - spiega - Attualmente abbiamo una sezione di elementari a Lora e una a Lipomo ma potrebbero diventare due senza problemi, se le richieste dovessero essere molte».
Il progetto vedrà in prima linea cinque docenti della scuola: «Abbiamo insegnanti specialisti in lingua inglese molto preparati, sono uno dei nostro fiori all'occhiello e ci è parso giusto valorizzarli al meglio - sottolinea Leonarda Spagnolo - Stanno già seguendo un ciclo di formazione ad hoc ma è previsto anche un affiancamento, nella prima fase, da parte dell'Ufficio scolastico regionale». Le ore di lezioni in inglese saranno otto alla settimana: «Faticheranno con l'italiano? Gli studi dicono che non si crea alcun problema. L'idea, ovviamente, è quella di proseguire su questa linea per i cinque anni successivi e poi per i tre anni di medie».
IL REGISTRO ELETTRONICO La novità va ad aggiungersi ad altre iniziative inedite per una scuola primaria, come quella del registro elettronico: «È stato introdotto alla media di Lipomo - spiega la preside - I genitori, accedendo a una sezione del nostro sito con una password, possono monitorare da casa i voti e le assenze dei figli». L'istituto comprensivo confermerà anche l'anno prossimo, infine, la settimana "lunga": «Crediamo fermamente nella didattica su 6 giorni, con due soli rientri pomeridiani. I genitori hanno apprezzato questa scelta e abbiamo deciso di confermarla». Proprio oggi è in programma il primo "open day" organizzato dalla scuola. Si inizia dalle medie, alle 18. Stesso orario per gli appuntamenti dei prossimi giorni: domani per la scuola dell'infanzia, giovedì 14 per le elementari di Lipomo e il 15 per quelle di Lora.
Michele Sada

FONTE: La Provincia di Como

http://www.laprovinciadicomo.it/stories/Cronaca/111183_alle_elementari_come_alluniversit_corsi_di_storia_e_geografia_in_inglese/

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Da settembre scuole bilingue: si parla inglese
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Da settembre scuole bilingue: si parla inglese

Accordo fra provveditore e British Council: alle elementari la lingua straniera sarà utilizzata per insegnare le altre materie Non solo musica e arte, anche geografia e laboratori, fino a un quarto delle ore di lezione. Corsi per formare gli insegnanti
Scuole elementari pubbliche bilingue dal prossimo anno scolastico. Con tanto di inglese curricolare. Così ha deciso l'ufficio regionale del ministero dell'Istruzione che, prima regione in Italia partirà da settembre con un progetto pilota destinato a rivoluzionare l'insegnamento della lingua straniera fin dai sei anni di età. Un'opportunità della quale finora si erano potuti avvantaggiare solo gli studenti delle scuole private. Nei giorni scorsi il direttore scolastico regionale Giuseppe Colosio ha firmato un accordo con il British Council per dare l'avvio al progetto. L'introduzione dell'«inglese diffuso» prenderà il via a settembre: al momento le scuole già selezionate sono cinque, ma in via Ripamonti hanno aperto a tutti le candidature. Il progetto prevede che l'inglese verrà utilizzato in modo veicolare per l'insegnamento di musica, arte e immagine, attività motorie, geografia e laboratorio. In tutto sei-sette ore settimanali per le classi prima e seconda che diventeranno nove negli ultimi tre anni di scuola primaria. «L'insegnamento bilingue offre ai bambini una preparazione valida per vivere in un mondo in cui l'inglese, più che una lingua straniera, diventa una competenza di base utile per interagire con altre culture», specifica la responsabile del progetto Gisella Langè. Se i bambini inizieranno a settembre, non così gli insegnanti per i quali il Miur ha predisposto corsi e formazione sin da ora. Ed è questa forse la nota dolente dell'intero progetto. «I nostri insegnanti non conoscono a sufficienza l'inglese - spiega Langè -. Per questo la selezione delle scuole è molto rigida». Intanto è auspicabile la partecipazione dell'intera scuola. Il progetto si ispira fortemente alla politica di pari opportunità del British Council. Ciò significa che, in linea di principio, se una scuola chiede l'accesso al progetto, può iniziare con un'impostazione a doppio indirizzo (almeno 50% delle classi prime) nei primi 2-3 anni da ampliare gradualmente al fine di pianificare il coinvolgimento dell'intera scuola. I docenti che partecipano al progetto devono essere a tempo indeterminato per garantire la continuità temporale dell'insegnamento bilingue agli alunni coinvolti. La competenza per la lingua inglese deve essere pari al Livello B2 il che significa che su una scala da uno a sei lo devono conoscere almeno al livello quattro. Da febbraio partiranno i corsi (gratuiti) per i docenti selezionati. Ma non solo. È richiesto l'assenso non solo degli insegnanti, ma anche dei genitori. «La partecipazione al progetto richiede un forte impegno in termini di tempo da dedicare all'insegnamento attraverso la lingua inglese sin dall'inizio - spiega Gisella Langè -. Ciò comporta un minimo di 4-6 ore settimanali nel primo anno della scuola primaria, per aumentare a 7-9 ore settimanali negli anni successivi (25% delle ore curricolari). Le aree curriculari da realizzare in inglese non devono essere quelle meno impegnative da un punto di vista cognitivo, al contrario. Italiano escluso, matematica, ma anche storia e geografia, potranno essere insegnate in lingua inglese».

Alessandra Pasotti

FONTE: Il Giornale
http://www.ilgiornale.it/milano/da_settembre_scuole_bilingue_si_parla_inglese/16-01-2010/articolo-id=414248-page=0-comments=1

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Alzate senza paura le barriere linguistiche
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Alzate senza paura le barriere linguistiche

Ma perché blaterate tanto, insistendo fastidiosamente, di integrare nei nostri precari confinetti moltitudini eterofone sempre più grandi e babeloparlanti, se state buttando via lo strumento civilizzatore per antonomasia, l' organo riproduttivo supremo di una forma di reale, non ipotetica e pia, forma di convivenza possibile - la vostra, la nostra, la disperatamente mia, Lingua Italiana? Una guerra atipica, incruentissima - eppure guerra vera, senza quartiere, senza infingimenti - è da fare, con mobilitazione generale includente giovani leve e vecchie, donne, uomini, e ragazzini rigorosamente privi di kalashnikov: la guerra all' Inglese, all' anglofonia d' occupazione, all' americofonia tecnologica, all' angloegemonia che implacabilmente va stritolando le lingue dell' Europa continentale e seppellendo in sabbie mobili senza ritorno, la meno reattiva di tutte: questo italiano nostro di penuria, analfabetizzato, stupidamente arreso all' angloamericano, sparlacchiato male da giovani linguisticamente rammolliti, obbligato al servilismo bilinguistico da governi, come l' attuale, che deliberatamente lo vogliono subordinato, e da comuni che dappertutto sembrano compiacersi di insegne eterolingui che stonano, che sforacchiano sinistramente l' ambiente urbano, che involgariscono, che deturpano... La diseducazione linguistica conduce dritto all' indifferenza a tutto: valori etici, culturali, religiosi del luogo dove «la casa dell' essere», il linguaggio in cui lo spirito della lingua s' incarna, patisce scala Richter al settimo, tanto che varrà meglio, per vivere in Italia, imparare inglese basico, pessimo ma apriporta dovunque, barbaricissimo però solidamente assiso, come il caprone dei Caprichos di Goya sulle sue zampe. Non può più essere una guerra di frontiera. Può diventare guerriglia di refrattari, guerrasanta di aborrimenti - perché il nemico è entrato da tempo e il suo ginocchio ci sta sulla gola. Se si ha da eleggere un consiglio comunale e un sindaco bisogna che si scopra sulle insegne e sul bilinguismo. Intolleranti, votarli. Tolleranti o indifferenti, astenersi o convergere. Che sugli autobus debba esserci scritto Entrance-Exit è intollerabile servilismo. Trovi bilingui programmi culturali, pubblicità bancaria, linguaggio tecnico di banca, rendiconti editoriali, contratti, orari, prezzi, messaggi telefonici registrati di ogni natura, menù di ristoranti, prefazioni erudite, cataloghi. C' è di peggio: il monolinguismo direttamente anglofono! L' italiano in Italia è già sparito da alcuni corsi universitari, da seminari di azione teatrale come a Pontedera, dalla pubblicità informatica, dagli avvertimenti di pericolo, dagli indicatori luminosi delle automobili dei macchinari, dai colloqui di assunzione, dai sistemi compiuterizzati (come si può scrivere computer e derivati senza ricorrere a questa roba non masticabile?), perfino dalle pronunzie di nomi e parole stranieri ma non anglofoni - ed eccoci serviti di Piutin, Fiuhrer, giunior, Pleitone, e il francese onomastico fiorire di Chemiús, Bírnanos, Mòlier, Vìllon, Ueil, Giùvet, perché è ormai quasi cessato il rapporto vivente con la lingua sorella transalpina. Nel linguaggio sportivo l' italiano è ridotto a scopino. Nei graffiti sconci va prevalendo *****. La frequentazione dei termini di economia è un pellegrinaggio infero in cui sommessamente piange il bell' italiano di Luigi Einaudi, di Vilfredo Pareto. Ulteriore il peggiorare quando la lingua è mischiata, all' interno talvolta di una parola sola, o l' inglese è italianato, o l' italiano angliato mediante particelle. Esempi incessanti: under ventuno; over settanta; bypassare; fare shopping; fare zapping; stoccare, stoccaggio; transgender; c' è un black out; deregulation; il fiscal drag; ce l' ho sul despley; essere trendy, essere sexy; è tutto on line; ho fatto un leasing; mi trovate sul mio blog; il boat people; apro un network; preso al discount; tre-dieci mille fiction; body scanner, scannerizzare; lavoro in un call center; viaggi low cost; vi trasmettiamo le news; News (testata); riunito lo staff; day hospital, election day; vaffanday; è stato un flop; il cuore in tilt... Quanto al Primo Ministro non è più riconoscibile che come il premier. E il premierato forte chi l' avrà inventato? Cittadini, una lingua così vaiolosa è un danger serio per tutti! Una lingua materna non è surrogabile da una sussidiaria, imposta con prepotenza. È in vista una diffusa confusione mentale. Alzate senza paura barriere linguistiche. Difendendo l' italiano proteggete voi stessi. RIPRODUZIONE RISERVATA Pericoli La diseducazione (grammaticale e sintattica) conduce all' indifferenza etica

Ceronetti Guido
14 gennaio 2010

FONTE: Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/14/Alzate_senza_paura_barriere_linguistiche_co_9_100114001.shtml

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«Pochi libri, tanta tivł: italiano addio»
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«Pochi libri, tanta tivù: italiano addio»

Errori di ortografia (anzi, veri e propri strafalcioni), uso "in libertà" della punteggiatura, periodi senza senso, congiuntivi morti e sepolti: sono sbagli che ricorrono con preoccupante frequenza nei temi della maturità 2007, prelevati a campione in tutta Italia e sottoposti al vaglio dell'accademia della Crusca e dell'Invalsi (l'Istituto per la valutazione). Conclusione: la prova di italiano non gode di ottima salute. I ragazzi sono sempre meno in grado di organizzare gli argomenti, di padroneggiare la sintassi, di mettere un "punto" dove ci vuole davvero.

E in Riviera come vanno le cose? Risponde Gianni Luigi Petrognani, preside del Fermi, del Montale e del Polo tra Ventimiglia e Bordighera: «Certo il congiuntivo è in crisi, i temi rivelano spesso povertà di contenuti ma non siamo certo ai livelli di "io speriamo che me la cavo". Intendiamoci, in questi ultimi 20-30 anni la scuola è diventata davvero di "massa" e quindi si tratta di tenere la quantità, sviluppando la qualità. Il che non è affatto facile...».

Ma almeno nei licei la qualità dovrebbe essere salva: «Una volta in questo tipo scuola ci andava un'élite, proveniente in genere da famiglie acculturate e che seguivano i ragazzi. Oggi, ed è una tendenza nazionale, non è più così: i ragazzi si iscrivono sempre più ai licei e sempre meno alle scuole tecniche. Insomma assistiamo ad una sorta di mutazione antropologica dello studente e dei genitori».

Gli insegnanti sono al di sopra di ogni sospetto? «È probabile - risponde Petrognani - che ci sia una maggior fragilità nelle competenze degli insegnanti, non dico di no. Ma io mi sono fatto un'altra convinzione: e cioè che abbiamo un modo vecchio di fare scuola, un modo ottocentesco. Oggi ci sono altri canali informativi, come internet: ma non riusciamo a starci dietro. Esempio: non abbiamo nemmeno una rete wi-fi a scuola».

«Tornando alla lingua - aggiunge il preside Petrognani - assistiamo ad un generale impoverimento: negli sms si usano circa 800 parole, spesso spariscono le vocali: non si può dire che questo sia un gran vocabolario...».

«La scuola - aggiunge Roberto Criscuolo, preside sanremese delle scuole medie della Foce, di Baragallo e di Coldirodi - non è l'unico canale di apprendimento, bisogna prenderne atto. Ma a mio parere non è questo il punto. Il punto è che da anni non siamo più messi in grado di fare il nostro lavoro: non solo non abbiamo le lavagne interattive, non ci sono nemmeno gli insegnanti di sostegno...».

Scuola... alla frutta? «Proprio così. Se un insegnante fa più ore del previsto, non siamo in grado di pagarlo. Non abbiamo nemmeno i soldi per sorvegliare gli alunni, e quindi spesso le classi vengono smembrate: con le conseguenze che si possono immaginare. In questo contesto, nessuno si meravigli se poi i ragazzi non conoscono bene l'italiano».

Secondo l'indagine della Crusca, che ha valutato 6 mila temi di maturità del 2007, il 58 per cento dei temi era "da bocciatura". Anche le famiglie non ne escono troppo bene dall'inchiesta: avviare i ragazzi sui sentieri della lettura dovrebbe essere compito anche (e forse soprattutto) dei genitori.

Spiega il presidente del consiglio d'istituto della Val Nervia, Jacopo Leone: «Oggi i ragazzi si confrontano stando soli in casa e utilizzando Facebook: il loro linguaggio è sempre più slang e sempre meno italiano. I miei docenti mi dicevano: "Leggete il vocabolario, avrete occasione di imparare parole nuove". Oggi siamo invece nell'epoca della comunicazione veloce, mentre le icone sociali con le quali identificarsi sono negativissime».

I genitori sono senza colpa? Ribatte Jacopo Leone: «Assolutamente no. Anche i genitori dovrebbero guardare meno televisione e leggere più libri. La maestra Renata di Dolceacqua ha creato una piccola libreria a scuola e poi dà i libri ai ragazzi affinché li leggano a casa. Un'iniziativa che dovrebbero seguire tutti gli altri insegnanti».

E i "secchioni" che fine hanno fatto? «Gli studenti bravi - conclude il preside Petrognani - ci sono. Ci sono, potrei dire con una battuta, nonostante... la scuola».

Fulvio Lanteri
23 gennaio 2010

FONTE: Il Secolo XIX

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/imperia/2010/01/23/AMcWRQJD-italiano_libri_tanta.shtml

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Scuole medie, nuove diciture sparisce la parola "educazione"
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Scuole medie, nuove diciture sparisce la parola "educazione"

D'ora in poi in palestra per fare "Scienze motorie e sportive"

ROMA - La riforma della scuola passa anche per la semplificazione dei nomi che caratterizzano le materie: in attesa che le commissioni parlamentari si esprimano sui regolamenti di revisione delle superiori (licei, tecnici e professionali), le nuove diciture sono state già introdotte alle medie. Dove già dall'anno in corso diverse materie hanno perso lo storico termine "educazione" a favore di terminologie più moderne.

La trasformazione imposta dal Miur è emersa in questi giorni, a seguito della pubblicazione del decreto n. 37/2009, riguardante tutto il personale docente, anche non di ruolo, che muta le classi di concorso in classi di abilitazione «tenendo conto - spiega lo stesso d.m. - dei nuovi piani di studio». Ecco che allora la storica "Educazione artistica", diventa "Arte e immagine"; mentre l'"Educazione fisica" nella scuola media d'ora in poi si chiamerà "Scienze motorie e sportive".

Sparisce anche l'"Educazione tecnica" nella scuola media, da decenni riservata a docenti non laureati, che d'ora in poi si trasforma in "Tecnologia" e che potrà essere insegnata, salvo quelli già assunti, da candidati che hanno portato a termine un corso di studi universitario attinente. Si riduce ad una sola parola, "Musica", anche la storica "Educazione musicale".

Meno elaborato pure il titolo di "Scienze matematiche, chimiche, fisiche e naturali nella scuola media", che diventa "Matematica e scienze nella scuola secondaria di I grado"; come della materia "Italiano, storia ed educazione civica, geografia nella scuola media", mutata in "Italiano, storia e geografia nella scuola secondaria di I grado".

In controtendenza solo la "Lingua straniera", che acquisisce una dicitura più complessa ("Lingua inglese e seconda lingua straniera"): una scelta per adeguare il nome della materia alla possibilità, introdotta negli ultimi anni, di affiancare all'insegnamento dell'inglese una seconda lingua non nazionale (francese, spagnolo o tedesco).

FONTE: La Stampa

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scuola/grubrica.asp?ID_blog=60&ID_articolo=1244&ID_sezione=255&sezione=

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Tra collegiate e abbazie i privilegi del clero genovese
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Tra collegiate e abbazie i privilegi del clero genovese

Il 21 dicembre 2012 è stata profetizzata «l'apocalisse Maya» che da sinistra si sogna contro Berlusconi, ma se non ci riescono, la XVI legislatura repubblicana - scadenza naturale nel 2013 - colmerà la lacuna della Costituzione che non afferma quale sia la lingua nazionale. Delle proposte di legge costituzionale presentate nelle ultime quattro legislature, tre le iniziative riproposte a firma di Angela Napoli, Ignazio La Russa, Roberto Zaccaria. Sull'argomento tredici pagine del professor Paolo Armaroli, gustose più di un romanzo per la vivacità del dibattito: La lingua italiana questa sconosciuta, «Percorsi costituzionali», n.2/3-2008.
Armaroli non entra in merito ai lavori preparatori della disposizione costituzionale ma ci fa focalizzare sul perché i Padri costituenti fecero scena muta. Solo due articoli riguardano la lingua, il 3 che sancisce «L'eguaglianza dei cittadini davanti alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua...», il 6 che «tutela con apposite norme le minoranze linguistiche». Questa eccezione non segue una regola premessa: l'italiano dichiarato come lingua ufficiale.
Perché il silenzio a differenza delle altre Costituzioni europee? Risposta plausibile: «Dopo il ventennio fascista (nazionalista) e la disfatta bellica, si preferì peccare d'omissione», ma nel dibattito parlamentare le ideologie si sono scatenate. E la lingua appare una questione attuale.
La comunista dilibertiana Katia Bellillo ha detto (e spiace ripeterlo in quanto la sciocchezza non è da divulgare): «Perché ora (il 2000) a cinquant'anni dalla Costituzione, ci si preoccupa di sancire con una riforma della Carta fondamentale dello Stato l'ufficialità esclusiva della lingua italiana? Per affermare un nazionalismo di ritorno... È un pretesto politico per conculcare i diritti alla diversità presenti come principi fondamentali negli articoli 3 e 6 della Costituzione». Più sensato l'algerino ulivista Khaled Fouad Allam: «Avremo bisogno di nuovi strumenti d'integrazione e la lingua italiana, la lingua nazionale, costituisce un enorme strumento d'integrazione».
Nelle preziose pagine di Armaroli anche una radiografia sulla lingua italiana imbastardita dagli «Ok, budget, weekend, social cards, no Cav days»; senza contare i vezzi di Veltroni: «I care» (mi prendo cura), «we can» (se po' fa, in romanesco). Anche la radiografia del linguista Tullio De Mauro: «Più di 2milioni d'italiani sono analfabeti, 15 semianalfabeti, altri 15 a rischio di ritorno». Come non condividere Nicoletta Maraschio, presidente dell'Accademia della Crusca: «Un bene culturale come la lingua richiede cura e manutenzione; il British Council ha 275 milioni di euro l'anno per diffondere l'inglese che cammina anche da solo, l'Institut fur deüstsche Sprache ha più di cento dipendenti». Ben venga se nella XVI legislatura la lingua italiana diverrà la lingua ufficiale della Repubblica!

FONTE: Il Giornale

http://www.ilgiornale.it/genova/tra_collegiate_e_abbazie_privilegi_clero_genovese/23-01-2010/articolo-id=416139-page=0-comments=1

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ALLARME: LA LINGUA ITALIANA E' STATA " RUBATA " AI BAMBINI!
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ALLARME: LA LINGUA ITALIANA E' STATA " RUBATA " AI BAMBINI!

SUBITO, PERO', RICONQUISTATA AD OPERA DI UN BRAVISSIMO ED APPASIONATO DOCENTE DI LINGUISTICA ATTRAVERSO UN DIVERTENTE ED ISTRUTTIVO SPETTACOLO, GIA' IN ONDA SU RAI TRE, E CHE VA ORA IN SCENA A PARTIRE DAL PROSSIMO 17 FEBBRAIO A ROMA

Corrado Veneziano, docente di linguistica all'Accademia " Silvio D'Amico " ha saputo efficacemente organizzare, attraverso una pubblicazione edita da Giunti nella collana Giunti Junior, la difesa di quella lingua italiana che attualmente è in crisi per l'eccessiva sua crescita e modernizzazione dovute alla imperante ed inarrestabile globalizzazione che invade tutti i settori dello scibile e crea negative influenze su quella che da secoli è l'esempio della cultura latina dei nostri padri e dei nostri avi.

Il nostro scrittore, autore di una bellissimo volume dal titolo " Accipicchia, ci hanno rubato la lingua " tenta la strada della sorpresa e della divertente comicità di alcuni personaggi appositamente identificati per riportare la nostra analisi grammaticale e la nostra grafematica ( che studia la scienza dei segni di interpunzione ) ai valori di una costruzione del discorso basata su alcuni elementi portanti che sono poi quelli che fino a non molti anni fa la scuola insegnava in maniera quasi scientifica e lasciando, però, spazio alla inventiva pura di ogni soggetto l'arte di comunicare con gli altri.

Poiché l'evoluzione della lingua insegna che non esistono regole ferree per comunicare né per scrivere succede ora che l'eccessiva inventiva provoca una forma di disaffezione per le regole che, comunque, esistono e comunque, sarebbe bene vengano applicate.

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Minoranze, quando il diritto all'educazione viene negato
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Minoranze, quando il diritto all'educazione viene negato

DOSSIER. L'obbligo di imparare la letteratura, il diritto e le scienze in una lingua diversa da quella che si parla in famiglia è una forma di discriminazione che colpisce milioni di bambini. La denuncia in un rapporto certificato dall'Unicef.

«L'educazione è un diritto primario dell'essere umano, ma in tutte le regioni del mondo i bambini appartenenti a minoranze e gruppi indigeni o sono privati di un'educazione di qualità o addirittura non hanno accesso alla scuola». È quanto si legge nel rapporto "Situazione delle minoranze e dei popoli indigeni del mondo 2009", 127 pagine di studi, dati e casi particolari firmate dal Gruppo internazionale per i diritti delle minoranze in collaborazione con l'Unicef. Sulla copertina la foto di una ragazzina rom in una scuola di Skopje, Repubblica di Macedonia; alza la mano in classe per prendere la parola, in un mondo in cui molti faranno di tutto per zittirla. Magari negandole l'uso della sua lingua madre, il romaní, con la quale potrà esprimersi in casa e per la strada ma non a scuola e nei tribunali.

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ISTRUZIONE ITALIANA DIETRO LA LAVAGNA
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Una recente analisi della Commissione Europea ha evidenziato una preoccupante involuzione dei nostri alunni

ISTRUZIONE ITALIANA DIETRO LA LAVAGNA

Uno studente su quattro trova difficoltà a leggere e comprendere i testi linguistici

 

L'istruzione italiana va dietro la lavagna. Almeno secondo una recente rivelazione svolta dalla Commissione Europea che ha voluto analizzare i progressi compiuti dagli stati membri in merito ad alcuni obiettivi dell'istruzione e della formazione per il 2010 e ha così evidenziato un preoccupante stato di involuzione degli studenti nostrani. Il dato più allarmante è che un adolescente italiano su quattro trova grandi difficoltà a leggere e comprendere testi linguistici. Per la precisione si tratterebbe del 26.4% dei nostri alunni, circa il 2% in più rispetto alla media europea, che si assesta a quota 24.1%. Al primo posto in questa speciale classifica continentale si confermano gli studenti finlandesi (meno del 5% ha scarsa capacità di lettura), mentre fanalino di coda sono romeni (53.5%) e bulgari (51.7%). Questo però non è consolante per la nostra scuola. Anche perchè va in contro tendenza rispetto alle previsioni di inizio decennio che auspicavano valori attestati al di sotto del 20%. In questi ultimi anni invece la situazione anzichè migliorare è andata peggiorando, fino ad arrivare a quest'ultima rilevazione del 26.4%, che ci colloca agli ultimi posti in Europa. Non è affatto consolatorio sapere che le cose non sono andate meglio in molti altri paesi, dove invece di progredire i livelli medi di competenza linguistica dei propri studenti, hanno elevato «i livelli di incompetenza», tanto che la media europea anzichè scendere, è salita di quasi 3 punti, passando dal 21.3% del 2000 al 24.1% del 2006. Insomma c'è poco da stare allegri. Notizie incoraggianti fortunatamente arrivano per l'Italia alla voce abbandoni scolastici che sono scesi a meno del 20% (19.7%,) e a quella della scolarizzazione generale, che è salita a quasi quota 77% (76,5%). Torniamo invece agli ultimi posti per quanto riguarda il finanziamento pubblico all'istruzione: il 4,73% contro il 5.05% della media continentale. Ancora troppo poco anche se non è automatico che i livelli di conoscenza scolastica migliorino in funzione della quantità di soldi spesi, ma piuttosto da come questi vengono investiti. Certo è che in Italia bisognerà fare un passo in avanti per adeguarsi alla media europea.

FONTE: Il Giornale di Como

http://www.giornaledicomo.it/leggi.php?artID=1345249

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«Metą studenti da bocciare in italiano»
Scuola - L'indagine compiuta assieme all'Accademia della Crusca. Analizzate 6 mila prove dell'esame del 2007

«Metà studenti da bocciare in italiano»

L'Invalsi: nei temi della maturità errori di ortografia e periodi senza senso

ROMA - Alla fine del percorso scolastico, dopo 13 anni di lezioni ed esercitazioni, la prova scritta di italiano rappresenta un problema per la metà degli studenti. Errori di ortografia, uso inappropriato della punteggiatura, periodi senza senso: sono sbagli che ricorrono con preoccupante frequenza negli elaborati della maturità 2007, sottoposti al vaglio dell'accademia della Crusca e dell'Invalsi (l'Istituto per la valutazione). La prova di italiano, la più importante nella tradizione scolastica, alla quale viene attribuito un significato culturale fondamentale, non gode di ottima salute. La sua cartella clinica è la spia di difficoltà che riguardano la capacità di organizzare gli argomenti, di padroneggiare la sintassi. Dalla correzione dei temi da parte dei commissari della maturità tutto questo però non appare. Un velo di comprensione e buonismo riduce a una quota minima la percentuale delle prove insufficienti. «Ho qui un tema della maturità 2007 - dice la professoressa Elena Ugolini, dell'Invalsi- è pieno di errori gravissimi di ortografia come "dopo guerra" o "degl'anni", di errori di punteggiatura, dell'organizzazione logica della frase che evidenziano un livello linguistico di terza elementare. Mi domando che cosa è stato insegnato a questo ragazzo in 13 anni di scuola». «Non si tratta di povertà di pensiero-continua -, ma di non possesso di strumenti essenziali: un ragazzo così che futuro può avere.

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Crediti Dipartimento Centopercentoitaliano