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«Pochi libri, tanta tivù: italiano addio»

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Inviato da Redazione 26 Gen 2010 - 10:43

«Pochi libri, tanta tivù: italiano addio»

Errori di ortografia (anzi, veri e propri strafalcioni), uso "in libertà" della punteggiatura, periodi senza senso, congiuntivi morti e sepolti: sono sbagli che ricorrono con preoccupante frequenza nei temi della maturità 2007, prelevati a campione in tutta Italia e sottoposti al vaglio dell'accademia della Crusca e dell'Invalsi (l'Istituto per la valutazione). Conclusione: la prova di italiano non gode di ottima salute. I ragazzi sono sempre meno in grado di organizzare gli argomenti, di padroneggiare la sintassi, di mettere un "punto" dove ci vuole davvero.

E in Riviera come vanno le cose? Risponde Gianni Luigi Petrognani, preside del Fermi, del Montale e del Polo tra Ventimiglia e Bordighera: «Certo il congiuntivo è in crisi, i temi rivelano spesso povertà di contenuti ma non siamo certo ai livelli di "io speriamo che me la cavo". Intendiamoci, in questi ultimi 20-30 anni la scuola è diventata davvero di "massa" e quindi si tratta di tenere la quantità, sviluppando la qualità. Il che non è affatto facile...».

Ma almeno nei licei la qualità dovrebbe essere salva: «Una volta in questo tipo scuola ci andava un'élite, proveniente in genere da famiglie acculturate e che seguivano i ragazzi. Oggi, ed è una tendenza nazionale, non è più così: i ragazzi si iscrivono sempre più ai licei e sempre meno alle scuole tecniche. Insomma assistiamo ad una sorta di mutazione antropologica dello studente e dei genitori».

Gli insegnanti sono al di sopra di ogni sospetto? «È probabile - risponde Petrognani - che ci sia una maggior fragilità nelle competenze degli insegnanti, non dico di no. Ma io mi sono fatto un'altra convinzione: e cioè che abbiamo un modo vecchio di fare scuola, un modo ottocentesco. Oggi ci sono altri canali informativi, come internet: ma non riusciamo a starci dietro. Esempio: non abbiamo nemmeno una rete wi-fi a scuola».

«Tornando alla lingua - aggiunge il preside Petrognani - assistiamo ad un generale impoverimento: negli sms si usano circa 800 parole, spesso spariscono le vocali: non si può dire che questo sia un gran vocabolario...».

«La scuola - aggiunge Roberto Criscuolo, preside sanremese delle scuole medie della Foce, di Baragallo e di Coldirodi - non è l'unico canale di apprendimento, bisogna prenderne atto. Ma a mio parere non è questo il punto. Il punto è che da anni non siamo più messi in grado di fare il nostro lavoro: non solo non abbiamo le lavagne interattive, non ci sono nemmeno gli insegnanti di sostegno...».

Scuola... alla frutta? «Proprio così. Se un insegnante fa più ore del previsto, non siamo in grado di pagarlo. Non abbiamo nemmeno i soldi per sorvegliare gli alunni, e quindi spesso le classi vengono smembrate: con le conseguenze che si possono immaginare. In questo contesto, nessuno si meravigli se poi i ragazzi non conoscono bene l'italiano».

Secondo l'indagine della Crusca, che ha valutato 6 mila temi di maturità del 2007, il 58 per cento dei temi era "da bocciatura". Anche le famiglie non ne escono troppo bene dall'inchiesta: avviare i ragazzi sui sentieri della lettura dovrebbe essere compito anche (e forse soprattutto) dei genitori.

Spiega il presidente del consiglio d'istituto della Val Nervia, Jacopo Leone: «Oggi i ragazzi si confrontano stando soli in casa e utilizzando Facebook: il loro linguaggio è sempre più slang e sempre meno italiano. I miei docenti mi dicevano: "Leggete il vocabolario, avrete occasione di imparare parole nuove". Oggi siamo invece nell'epoca della comunicazione veloce, mentre le icone sociali con le quali identificarsi sono negativissime».

I genitori sono senza colpa? Ribatte Jacopo Leone: «Assolutamente no. Anche i genitori dovrebbero guardare meno televisione e leggere più libri. La maestra Renata di Dolceacqua ha creato una piccola libreria a scuola e poi dà i libri ai ragazzi affinché li leggano a casa. Un'iniziativa che dovrebbero seguire tutti gli altri insegnanti».

E i "secchioni" che fine hanno fatto? «Gli studenti bravi - conclude il preside Petrognani - ci sono. Ci sono, potrei dire con una battuta, nonostante... la scuola».

Fulvio Lanteri
23 gennaio 2010

FONTE: Il Secolo XIX

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/imperia/2010/01/23/AMcWRQJD-italiano_libri_tanta.shtml



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